Wing TzunWing Tzun

Orario Corsi

Adulti
Lunedì – Mercoledì 10:00-11:30 e 19:00-20:30

Prezzi

Iscrizione Adulti
25 €/anno * 50 €/mese

* copertura assicurativa inclusa

Istruttore

Damiano Morelli, sifu

Biografia

Damiano MorelliSIFU DAMIANO, alla fine degli anni ’80, in seguito ad un brutto infortunio ad una gamba, dovette abbandonare l’attività calcistica alla quale si era dedicato fino ad allora. In virtù di un’ammirazione innata verso il mondo dei combattimenti e delle Arti Marziali in genere, iniziò, proprio in questo periodo, la sua carriera marziale, praticando nel tempo, Karate, Judo e Boxe.

 

Nel tempo, sempre alla ricerca di una disciplina quanto più completa da un punto di vista di tradizioni, benessere, efficacia e praticità nella difesa personale, Sifu si avvicina alla pratica del WingTsun Kung Fu – Sistema Leung Ting unitamente al Latosa Escrima (arte marziale filippina armata), presso l’Accademia Nazionale sita al tempo a Livorno.

 

Il suo allenamento si trasformò velocemente in passione che egli ha portato fino ad oggi.

 

La passione per le arti marziali, dedicate soprattutto alla difesa personale, lo porta a proporsi con successo come Body Guard e addetto ai Servizi d’Ordine. Dal Novembre 2001 Sifu Damiano decide di entrare a far parte della nuova organizzazione di WingTzun fondata da Sifu EMIN BOZTEPE, la EBMAS appunto (Emin Boztepe Martial Arts System), continuando altresì lo studio del Latosa Weapon System.

Nel luglio 2010 Damiano è insignito, direttamente da Dai Sifu Boztepe, del titolo di Sifu (letteralmente Padre di Kunf Fu).

Oggi Damiano, dedica gran parte del suo tempo al suo perfezionamento e ad istruire i suoi allievi, adottando un sistema di allenamento quanto più realistico possibile, non tralasciando l’aspetto fisico ed atletico che un artista marziale serio dovrebbe avere.

Disciplina

Il Wing Chun (cinese: 永春, pinyin: yǒng chūn, Eterna Primavera – vengono anche utilizzati altri ideogrammi con lo stesso suono: 咏春 e 泳春) è uno stile di kung-fu derivato dal sistema di Shaolinquan (Siu Lam in una pronuncia cantonese) del sud della Cina e presenta alcuni tratti tipici degli stili di quest’area geografica (Nanquan). Il nome è l’abbreviazione di Wing Chun Kuen (永春拳, Pugilato dell’Eterna Primavera) e viene traslitterato in vari modi dalle diverse federazioni, ma nonostante il nome uguale o simile spesso vi sono sensibili differenze nell’interpretazione di alcuni princìpi.

Sempre secondo la leggenda, lo stile deve il suo nome alla prima allieva di Ng Mui, Yim Wing Chun (嚴詠春, in pinyin Yan Yongchun), codificatrice e riorganizzatrice dello stile presso il tempio della provincia di Kwantung (Guangdong). Un’altra ipotesi sull’origine del nome è legata all’idea che lo Yongchunquan possa provenire dal Baihequan di Yongchun in Fujian (福建永春白鹤拳).

Per un’altra tradizione orale invece, visto che si pretendeva che lo stile fosse stato ideato espressamente per combattere i Mancesi (la dinastia Qing), sembra che gli venne attribuito il nome “Wing Chun” in quanto tale termine aveva un significato simbolico per i rivoluzionari.

Yim Wing Chun sarebbe un personaggio di pura fantasia, visto che non compare in alcun modo nelle documentazioni relative a Shaolin ed alla nascita del Wing Chun, forse essa stessa facente parte della simbologia legata al nome. Altri sostengono che i migliori praticanti marziali cinesi del tempo si fossero riuniti per poter fondere le loro esperienze e conoscenze in un’unica arte marziale: la stanza dove portarono avanti tali studi venne chiamata Wing Chun (“Eterna Primavera”), a simboleggiare l’eterna evoluzione delle arti marziali.

Sembra che, siccome il nome Yongchunquan (永春拳) si legò alla Rivolta di Li Wenmao, per sfuggire alla persecuzione imperiale il nome venne cambiato in “Pugilato del Canto di Primavera” (詠春拳).

La posizione più importante e caratteristica di questo stile è Erzi Qian Panma (二字箝半马, due caratteri del mezzo cavallo ferrato).

Nell’immaginazione collettiva, tipici del Wing Chun sono i pugni a catena: pugni di tipo verticale, ossia con dorso della mano parallelo all’asse del corpo, portati in rapida successione che mirano a seguire l’avversario colpendolo ripetutamente finché non è in grado di opporre resistenza. Tuttavia il Wing Chun contempla praticamente tutti i tipi di pugni, allenati sistematicamente per risultare funzionali sia in contatto che ad una distanza maggiore, con un uso più dinamico delle braccia chiamato spesso “frusta”, che consente al braccio di scaricare potenza dal corpo in qualsiasi posizione si trovi. Anche per quanto riguarda i calci, in realtà è presente ben più di quanto sembra, mentre applicativamente vanno solitamente impiegati ad altezza medio-bassa, anche se in certe situazioni nulla vieta un calcio al viso, altezza che viene comunque allenata per ragioni d’esercizio.

Le armi tradizionali del Wing Chun sono il bastone (gun), con la forma Look Dim Poon Kwan (六點半棍, in pinyin Liu dian ban gun) ed i coltelli a farfalla, con la forma Bart Cham Dao (八斬刀, Bazhandao). Nelle scuole di Wing Chun incompleto, lo studio delle armi è però solitamente limitato ai livelli più avanzati poiché secondo la loro visione il combattimento a mani nude è considerato estremamente più importante. Pur trovando le sue origini principalmente negli stili animali di Shaolin (Wuxingquan), nel Wing Chun non vi sono espliciti richiami al mondo animale, ma il tutto è rapportato ad una “nuova” entità, l’essere umano.

Peculiarità e specializzazione tipica del Wing Chun è il “contatto”, ovvero un utilizzo della percezione tattile e cinestetica dell’azione, intenzione e biomeccanica avversaria a corta distanza. In questo caso attacchi e difese, azioni e reazioni, sono studiati “sentendo” l’avversario in contatto su di noi, solitamente ed inizialmente con le braccia, ma poi anche con gambe, spalle, busto e tutto il corpo; le reazioni durante il combattimento in contatto divengono geometricamente logiche ma soprattutto istintive e più rapide, in misura molto maggiore di quanto lo sarebbero in relazione ad uno stimolo di tipo puramente visivo. Ovviamente tutto questo si fonde in maniera omogenea ed a seconda delle necessità con il combattimento senza contatto.

Non esistono “mosse” o “trucchetti”, si creano delle basi tecniche da combinare inconsciamente a seconda delle necessità. Le tecniche singole non sono così numerose: l’idea, un po’ come nella boxe occidentale, nella muay thai etc. è “minimo sforzo – massimo risultato”, ovvero sviluppare reazioni il più possibile universali e che quindi abbisognano di meno “strumenti” possibili, da qui il detto secondo cui nel Wing Chun ogni tecnica non è altro che la deformazione di un pugno ed è unicamente uno strumento valido nella misura in cui lo è l’applicazione dei principi insegnati al corpo tramite gli esercizi dello stile.

I movimenti risultano esteticamente poco attraenti e per nulla acrobatici. Si riducono al minimo, sfruttando al massimo le proprie energie, amplificate e trasmesse dall’adeguato effetto leva fornito dal giusto uso del nostro corpo. Non esistono fantasie come calci volanti, urla o mistiche e nebulose pratiche esoteriche; soltanto praticità totale supportata da allenamento continuo. A differenza di altre scuole che cercano di inculcare varie filosofie etico-morali (Wude), il WingChun, in contrasto con la tradizione Shaolin da cui pretende di provenire, trasmette soltanto la comprensione del bisogno di continuo allenamento, vera via verso la padronanza di qualsiasi attività. Infatti, una buona traduzione di “Kung Fu” può essere “maestria” oppure “duro lavoro”.

e di quello armato, mentre in realtà, almeno per quanto riguarda la corrente Yip Man, le armi non sono considerate come tali ma vengono usate in maniera sistematica come potenziamento attraverso specifici esercizi dello stile già a partire dalla seconda forma, Chum Kiu. Successivamente, le forme ad esse dedicate, in realtà sono livelli di affinamento di tutto il Wing Chun praticato fino ad allora.

Gli otto principi del Wing Chun creano un sistema di difesa aggressiva che consente di adattarsi immediatamente ai movimenti, la forza e al modo di combattere di un aggressore. Questi principi sono estremamente semplici. Ciononostante richiedono anni di pratica nelle forme del Wing Chun, nel Luk Sao, nel Chi Sao e soprattutto nel Go Sao con un insegnante preparato, per consentire al corpo di acquisire questi riflessi e capirne le applicazioni in situazioni reali.

Oltre gli otto principi esitono altri principi altrettanto fondamentali:

  • Il principio della linea centrale. (Zhengwuxian yuanli , 正午线原理 oppure Zhongxian lilun 中线理论)
  • Il principio di simultaneità di attacco e difesa (Shou gong tongqi守攻同期, allo stesso tempo difendere e attaccare).
  • Il principio del cuneo.
  • Il principio della “raffica continua”.
  • Il principio della molla.
  • Il principio dei quattro cancelli. (Simen yuanli 四门原理)
  • Il principio del gomito fisso (Mai zheng lilun 埋踭理论, teoria del gomito nascosto e Shou zheng lilun 收踭理论, teoria del gomito raccolto).

Alcuni di questi princìpi si compenetrano. A seconda della scuola di provenienza alcuni princìpi potrebbero sussistere e altri no, oppure taluni potrebbero essere concettualmente compresi in altri. Probabilmente i più noti, comunemente accettati e usati sono i primi tre (Linea centrale, Simultaneità attacco/difesa, Cuneo).

A ben vedere i princìpi sono caratteristici di questo stile. Queste “linee guida” hanno nella pratica del Wing Chun la stessa valenza della correttezza delle tecniche. Nel Wing Chun non possono sussitere tecniche senza princìpi.

(fonte Wikipedia)